Scuola

Dietro le quinte de #LaScuolaContinua

Il servizio Help Desk di TIM in prima linea per fornire un supporto attivo e concreto alla scuola digitale di WeSchool.

Decine di migliaia di utenti in tutta Italia e milioni di ore di lezioni scolastiche – dalle elementari al liceo – ospitate sulla piattaforma WeSchool basterebbero per dare un’idea di quanto sia stato fondamentale il contributo fornito dal progetto #LaScuolaContinua per portare avanti la didattica durante il periodo di lockdown. Noi vi abbiamo raccontato tante storie dalle aule digitali di tutto il Paese e, oggi, volevamo portarvi dietro alle quinte del più grande progetto di scuola digitale mai realizzato in Italia facendovi conoscere la squadra di TIM che, per tre mesi, lo ha supportato in maniera attiva e concreta.


 «Nessuno di noi era davvero preparato alla scuola digitale» ci hanno raccontato Dolores Catalano e Francesco Palumbo che, in queste settimane, hanno fatto parte del team di help desk incaricato di rispondere a tutte le problematiche avute dagli utenti nel processo di registrazione e accreditamento al portale WeSchool. Un team che, in una prima fase, era nato per fornire assistenza a tutti i cittadini interessati alle attività dei truck in tour per il Paese e che è stato riorganizzato per rispondere alle necessità dell’emergenza Covid-19. Attivi sin dalle prime settimane di quarantena, gli undici membri del team di help desk hanno processato quasi 45mila richieste di aiuto, lavorando tutti i giorni per trovare soluzioni per gli utenti meno pronti ad una riorganizzazione “obbligata” della didattica: migliaia di persone che in questi mesi si sono trovate a confrontarsi per la prima volta nella loro vita con il digitale. È così che, oltre alle domande di routine, «ci siamo trovati ad affrontare davvero di tutto». “O dimenticato il passuort”, “nn ricordo lemeil” e “come faccio a risalire alla mia password senza cambiarla” sono solo alcuni tra i ticket processati, esempi utili a far emergere ancor più chiara la diffusa difficoltà di utilizzo degli strumenti digitali da parte di una fetta consistente della popolazione italiana. Perché se i ragazzi, spesso, sono stati i primi a aiutare i propri docenti nell’utilizzo della piattaforma, dopo questi mesi è impossibile negare come siano ancora troppi i professori e le persone della scuola soggetti al cosiddetto “digital divide”.

 

«Per il futuro sicuramente sappiamo che la scuola ha definitivamente cambiato volto ed è necessario che sia proprio la scuola a dare la possibilità di digitalizzarsi il più possibile: ora più che mai il progetto Operazione Risorgimento Digitale ha una valenza fondamentale» continuano Catalano e Palumbo evidenziando come lo sforzo messo in campo in questa fase emergenziale sia solo il primo passo per portare a tutti la Rivoluzione di Internet. Perché se, da una parte, il DESI di quest’anno condanna il nostro Paese agli ultimi posti nella classifica europea delle competenze digitali, dall’altra, la pandemia ci ha mostrato chiaramente come un mondo senza Internet e i suoi strumenti non sia più accettabile.

 

«Quando è nato il progetto Operazione Risorgimento Digitale abbiamo pensato al cittadino, all’over 60, a comuni del territorio con caratteristiche sociodemografiche specifiche. Pensavamo di poter raggiungere un milione di persone: ci siamo resi conto che servirebbe raggiungerne molte di più.»

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